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Il buon cuore della famiglia del Casale in Abruzzo

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Intervista a Sergio del Casale, titolare della cantina abruzzese Sergio del Casale.



Sergio, ci racconti un po’ le origini della sua azienda, e quello che siete diventati oggi.

La nostra è un’azienda a conduzione famigliare che nasce nel 1993 quando ho deciso di aprire questa cantina. L’arte del fare vino, invece, parte da molto lontano… già dai primi del 1900 con mio nonno Francesco Paolo, che vendeva vino ai suoi paesani e parenti in maniera diretta. E’ da lui che ho imparato a fare il vino, mentre mio padre Antonio mi ha trasmesso le sue conoscenze “imprenditoriali”.

Decisi di mettere da parte il mio lavoro “sicuro” per impegnarmi anima e corpo nella creazione di questa piccola azienda vitivinicola.

In tutto ciò, è stato indispensabile l’aiuto e il costante appoggio di mia moglie Lucia, compagna di vita e di lavoro. Così come è stato insostituibile l’apporto delle mie figlie Paola e Laura, le quali costituiscono la linfa vitale di questa azienda.


Lei di cosa si occupa esattamente in azienda?

Ora mi sento più il “somaro aziendale” visto che la cantina è a tutti gli effetti un’azienda al femminile!

Scherzi a parte, uno degli aspetti più belli di un’azienda a conduzione famigliare è quella che tutti sono fondamentali ma nessuno è indispensabile. Questo significa che ognuno di noi ha delle specializzazioni importanti ma anche che al bisogno, tutti si rimboccano le maniche per aiutare dove occorre.

Io, di norma, mi occupo della cura dei vigneti e della vinificazione.

Oggi sempre più spesso si sente parlare di tradizione, di terroir, di sostenibilità, di innovazione, di tecnologia, bene, quali sono i vostri progetti in questa direzione?

Mio nonno diceva che il vino non si fa in cantina, bensì in vigna. Intendeva dire che per esempio già dalla potatura (più o meno lunga) si sceglie quale indirizzo dare alla produzione futura. Quindi è davvero fondamentale curare i terreni e le piante al meglio delle nostre possibilità, così da portare in cantina le migliori uve da trasformare in vino.

Uno dei “pallini” della nostra famiglia, è quello di migliorare le tecniche e le attrezzature utilizzate in vigneto e in cantina, mantenendo però fede al principio che ci ha sempre contraddistinto: ottenere dei vini “naturali” e “veri”.

Effettuiamo una raccolta manuale dove selezioniamo ogni singolo grappolo, scegliendo di prelevare solo quelli migliori, avvantaggiandoci di tecniche avanzate e preservando i nostri terreni con una agricoltura sostenibile.

Siamo profondamente convinti che la cura, l’attenzione alla qualità, ed il rispetto per l’ambiente e per la salute dei consumatori, sia una questione troppo importante per poterla mettere da parte.

Quale vino della sua cantina farebbe assaggiare a una persona che dice di non capire nulla di vino, e perché?

Sono profondamente convinto che per bere del vino, del buon vino, non ci sia bisogno di essere “intenditori”. Il vino in quanto bevanda è un cibo. Ed il cibo, oltre che necessità, viene scelto per “piacere”.

Quindi, io son sempre del parere che i cibi o le bevande che ci incuriosiscono vadano assaggiati tutte. Solo così, ciascuna persona, potrà dirmi “Ah! Questo si che è un vino che mi piace!!!”. E mi creda, ogni volta che sento una cosa del genere, il mio cuore si riempie di gioia.

Qual è il consumatore tipo di riferimento della sua azienda, a chi si rivolge il vostro vino?

La maggior parte dei nostri consumatori sono persone appassionate di vini. Le nostre bottiglie finiscono direttamente sulla tavola di famiglie con le quali nel corso di 30 anni abbiamo instaurato un rapporto diretto.

Mio nonno Francesco Paolo diceva sempre che bisogna puntare al cuore delle persone e non al loro portafogli. Per questo motivo il miglior cliente che si possa mai sperare di avere è quello che compra una bottiglia del nostro vino perché lo ama e perché lo ritiene all’altezza di essere presente sulla propria tavola.


La vostra cantina come si posiziona sul mercato nazionale e su quello internazionale?

Attualmente credo di poter affermare che più della metà della nostra produzione viene esportata all’estero. Ma non è molto importante la quantità di vino che esportiamo, quanto il fatto che tanto in Italia quanto all’estero, l’acquisto dei nostri vini venga fatto dopo che le persone hanno conosciuto la nostra famiglia.

Crediamo che sia fondamentale far capire a pieno cosa significa vivere nella Cantina Del Casale. L’organizzazione di eventi, degustazioni per gruppi piccoli o comitive numerose e l’accoglienza presso la nostra struttura agrituristica (abbiamo anche un B&B) ci permette di instaurare quel rapporto diretto con le persone, che è fondamentale per fidelizzare il cliente.

Per rispondere alla sua domanda in maniera breve e concisa, la nostra cantina si posiziona sul mercato internazionale come una grande famiglia sparsa in tutto il mondo.

Quali sono i mercati esteri di riferimento della vostra azienda?

Possiamo vantare la presenza dei nostri vini in tantissimi paesi del mondo: dalla Germania all’Australia, dal Lussemburgo a Singapore, passando per la Svezia, il Belgio, il Portogallo, piuttosto che la Polonia o la Repubblica Slovacca.

In maniera saltuaria però, spediamo vino anche in altri paesi Europei ed Extraeuropei. Attualmente stiamo cercando di ampliare ulteriormente il nostro mercato, rivolgendoci anche ad altri mercati come gli Stati Uniti e la Russia, diciamo che siamo “work in progress”!

Tutti i produttori di vino hanno almeno un vino della propria produzione a cui sono molto legati, il suo qual è?

Non è facile rispondere a questa domanda poiché ogni singola produzione della nostra cantina ha, per noi, un’importanza speciale. Mi permetta di selezionare almeno 2 vini, che più di tutti sono legati al nostro cuore: il Vird’ Vird’, un Rosato Histonium IGT che porta il soprannome di famiglia a partire da mio nonno Francesco Paolo. Questo è un vino che ci regala grandi soddisfazioni avendo vinto medaglie e altri importanti riconoscimenti internazionali. E poi il Radices, un Montepulciano d’Abruzzo DOC prodotto con uve altamente selezionate, che prima di entrare in commercio riposa per almeno 8/9 anni. Frutto dell’insistenza delle mie figlie, frutto di diradamenti spinti sul vigneto abbassando drasticamente la produzione ma aumentandone incredibilmente la qualità.

Mi consiglia il vino di un’altra cantina?

Uhm… anche questa è una domanda difficile. Abbiamo un’amicizia smisurata con tanti nostri colleghi, i quali producono tanti ottimi vini, quindi la scelta è davvero ardua.

Per non far torto a nessun compaesano, le dico che non può non assaggiare il “Millesimato Ca’Ongaresca” dell’azienda SIVAG di San Fior (Treviso), che produce spumanti meravigliosi dal 1890.

Ha un sogno nel cassetto?
Sogno che questa azienda possa continuare a vivere donando tante soddisfazioni alle future generazioni che vorranno portare avanti la tradizione di famiglia.